Archivio di maggio 2010

Pensando al significato del temine yoga, dalla radice sanscrita “juy” che significa” unire” e “aggiogare”,    mi viene in mente una  bellissima immagine dell’uomo paragonato ad un carro con quattro ruote trainato da una coppia di cavalli con un cocchiere alla guida; dietro c’è  un passeggero.

In questa immagine il carro rappresenta  il nostro corpo fisico; le ruote anteriori le braccia, le relazioni; le ruote posteriori le gambe, il nostro sostegno;  i cavalli le emozioni, gli istinti e i nostri sensi che molto spesso ci trascinano;  il cocchiere rappresenta la mente ed il passeggero invisibile la nostra guida interiore.

Il cocchiere dovrà occuparsi del carro, saper ascoltare gli scricchiolii, controllare le ruote, in modo da  evitare che si danneggi o che il rumore di esso gli impedisca il dialogo con il passeggero.

Dovrà nutrire e far riposare i cavalli.

Dovrà assicurarsi che le briglie siano alla giusta lunghezza in modo che i cavalli siano tenuti a bada, ma non bloccati.

In questa immagine, assumono un ruolo importante le asana , posture  nate per “stare seduti” a praticare il pranayama (controllo del respiro) e dhyana (meditazione) poi variate ed aumentate per permettere di mantenere la muscolatura tonica e la colonna  vertebrale  flessibile,  in quanto  esse agiscono direttamente sul corpo fisico ma indirettamente sulla mente e sulla parte energetica.

Quando si assume una posizione, anche nella vita,  con gesti dolci, naturali  ci si rende conto che in breve tempo si trova la comodità, la stabilità e la fermezza.

Utilizzando il  respiro  in una posizione possiamo rilassare tutto ciò che non ci serve riuscendo ad aumentare la comodità ed a mantenere la stessa posizione per ore, riuscendo a concentrarci su di essa senza necessità di variarla.

Aumentare  l’attenzione e la capacità di concentrarsi impedisce alla mente di distrarsi e disperdersi in pensieri che rappresentano sostanzialmente le nostre emozioni, i nostri turbamenti e le nostre paure.

Uno dei maggiori ostacoli nella vita di tutti i giorni è costituito dalla mancanza di attenzione, questo  induce ad agire meccanicamente seguendo schemi usuali che ormai sono parte di noi, in realtà dimentichiamo le cose perché siamo distratti.

Comprendere un’asana significa cominciare a comprendere la quotidianità

Buona pratica

Hari om

S. Radrizzani

Articolo apparso il giorno 14.05.2010, dopo il convegno “Oltre i propri limiti” tenutosi presso Padre Monti a Saronno.

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